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Per Angela da Ada

 

“Bisogno di credere”. Bisogno di credere per sfidare la dura legge dell’assurdo, del dolore, della morte. Anche Angela se n’è andata, ci ha lasciato con l’immagine della camelia bianca e del passero che l’aveva fatta sentire per un attimo come San Francesco, complice e amica di tutti gli esseri viventi. Angela Putino, filosofa della differenza sessuale si è spenta silenziosamente a casa sua la sera del 15 gennaio. Insegnava bioetica all’Università di Salerno, ha regalato al movimento delle donne le parti più belle del pensiero di Foucault - un pensatore a lei molto caro di cui aveva una foto nel suo studio accanto a quella dell’amatissima Simone Weil - allargando per prima gli orizzonti del panorama filosofico napoletano sul concetto di biopolitica. A Napoli è stata una figura militante, resistente per logica e per politica, ha cercato sempre un contatto con donne e uomini di pensiero vivo, incarnato, sempre esercitando il coraggio dello scontro, anche forte, con chi le era più vicino. Quando voleva aprire un orizzonte non le interessava se il pensiero era stato di una donna o di un uomo, il pensiero guarda il mondo, ha bisogno di trovare dei punti di avvistamento sulla realtà. Il suo pensiero si faceva materia ed è sempre stato accompagnato da una pratica, diceva sempre che a certi godimenti noi non rinunciamo. La sua vita era un continuo movimento in relazione, ha desiderato far teoria ed è sempre stata portata ad una forma collettiva di partecipazione. La sua militanza non aveva confini, l’ha condotta, guerriera indomita, in giro per l’Italia, a Roma, agli incontri del Centro Virginia Woolf, a Verona agli incontri della comunità filosofica di Diotima, a Milano, alla Libreria delle donne, e negli anni '90 Angela aveva guidato una scuola di filosofia per sole donne. La sua passione era il presente, la capacità di reinterpretare sempre di nuovo ciò che accade, dando consistenza a parole e cose. Infaticabile lavoratrice, ha scavato nel pensiero convinta che al fondo, dietro ogni cosa, anche la più piccola e insignificante, c’è sempre teoria. Dalla teoria voleva far ripartire il femminismo, convinta che un tale movimento non può mai essere relegato né solo all’interno delle istituzioni, né solo all’interno dei nuovi movimenti dell’impresa e dei pacchetti culturali. Vedeva che il restare ferme alle pratiche e alle relazioni veniva catturato troppo spesso nella presa di quello che lei chiamava il neoliberismo. Simone Weil – al cui pensiero è nuovamente tornata col suo ultimo libro, Simone Weil. Un’intima estraneità, appena uscito da Città aperta –, diceva che la filosofia è come un gioco di tennis, è il ritmo, la parola che va e che ritorna. Preziosa interlocutrice, Angela era disposta a spendere tutte le sue forze per dare la parola alle più giovani e ai più giovani, una responsabilità non da poco perchè ha centrato un compito che troppe volte fallisce. La restituzione, infatti, avviene pienamente solo quando si vede l’altra nella sua eccezione, nell’eccedenza del bene e senza vincoli. Con Lucia Mastrodomenico, scomparsa appena quindici giorni prima, era stata in Madrigale, dove la politica e il pensiero si intrecciavano fino a diventare materia viva di incontro e di azione. Questo tipo di teoria pratica, questo stile di pensiero e di desiderio di avere sempre un rilancio nella contemporaneità, ha potuto avere un altro e un nuovo inizio con la rivista on line ada (www.adateoriafemminista.it) nella quale si mettono in campo varie provenienze nello scambio tra generazioni. Il suo articolo, apparso null’ultimo numero di Ada, testimonia proprio di questa eccedenza:

“Forse un passo leggero. Quello di Lucia che tocca i punti segreti dell’amore. Li cita per il fatto che non sono spiegabili; che stanno stretti in un pugno infantile, come una stella segreta. Ben vengano gli scritti colmi, pieni di citazioni, divaganti, spessi, con curve estatiche ed indecifrabili, con spinte fragorose, incredibili, inesausti. Che si smorzano, si spengono e si riavviano. Oscuri, che non da altro giungono, se non dalla generosità di qualcosa che non è toccato mai. Da un segreto noli me tangere”.

Nonostante la dolorosa perdita, noi di Ada faremo in modo che la partita di tennis continui ad essere aperta.

Ada

 

(dal Corriere del Mezzogiorno del 18 gennaio 2007)

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