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Sistema e fine del patriarcato - Tristana Dini |
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Se assumiamo “’o Sistema”
come la cartina di tornasole del capitalismo neoliberista, forse ci riuscirà di
capire qualcosa di più a proposito di entrambi. Guardata così, la camorra non
appare più come una forma arcaica ed arretrata di gestione economica, fondata
sul prelievo e sulla simbolica della “famiglia”, e Napoli come una sacca di
arretratezza e marginalità nell’ambito del sistema economico mondiale.
Piuttosto, se il modello mafioso è il modello globale, a Napoli, come in altri
luoghi del mondo – ma Napoli colpisce di più perché è dentro l’Europa
– avvengono sperimentazioni di forme radicali di un capitalismo
neoliberista, senza regole, senza mediazioni istituzionali, senza diritti, in
cui il confine tra legale e illegale, economia formale e informale si
assottiglia fino a perdere di senso. Una strana forma di coesistenza tra
arretratezza e produttività, tra violenza e produzione di ricchezza rompe lo
schema classico della distinzione tra arcaismo e progresso. Non ha senso dunque
impostare il discorso sulla camorra utilizzando le coordinate normative del
binomio legalità-illegalità: la critica alla camorra va inserita, piuttosto, in
una più ampia all’ordine (o disordine) neoliberista. La camorra non è
margine, la camorra è, innanzitutto, impresa, mercato: solo così si spiega il
proliferare per le vie di Napoli di merci di tutti i tipi, o la paradossale
efficienza di imprese che riescono - “senza lacci e lacciuoli” - a costruire in
una sola notte case, negozi, ville, a fronte di un’edilizia pubblica dai tempi
biblici. Paradossalmente sembra che solo la camorra sia stata in grado di
produrre la tanto agognata modernizzazione della città, offrendo a chi non può
attendersi niente dalla vita una forma radicale di riscatto, l’estrema
democrazia del self-made man che, partendo dal nulla, può raggiungere prestigio
e potere. Tutti ci possono arrivare: è sufficiente mettere a rischio la propria
vita. E’ questo sistema culturale che impedisce che le periferie napoletane
producano i disordini di quelle parigine, facendo sì che esse non siano luoghi
del bando, ma luoghi di inclusione in forme di imprenditoria che non
necessitano più della mediazione della legge. Anche su di un altro
punto ‘O Sistema’ rivela tutta la sua attualità: sembra rompere
progressivamente con i vecchi rituali di accesso alla gerarchia, basati sulla
famiglia, e recepire le trasformazioni determinate dalla fine del patriarcato.
La camorra ha una struttura sempre più aperta, dove i legami familiari svolgono
ormai un ruolo marginale nella trasmissione del potere che passa rapidamente da
una mano all’altra, in una proliferazione costante di gruppuscoli in costante
guerra tra loro. Si diffondono sempre più bande capeggiate da boss
giovanissimi, e la configurazione dinamica della camorra fa sì già da tempo che
le donne vi svolgano ruoli determinanti. Anche qui, come altrove, qualcosa è
cambiato e sta cambiando nei rapporti tra i sessi: la fine del patriarcato si
presenta anche come partecipazione sempre maggiore delle donne alle strutture
d’impresa. Una raffigurazione efficace del tramonto del modello gerarchico del
padrino la offre l’ultimo film di Scorsese - “The departed” - in cui il
parricidio (uccisione del proprio “padre simbolico”, il padrino) viene
presentato come l’unico modo di gestire la crisi dell’identità maschile,
aprendo ad una terrificante guerra fratricida. Dal film di Scorsese nulla
emerge, però, sui nuovi soggetti femminili nella mafia, questi fanno parte
ancora del mondo surreale, da fumetto, di “Kill Bill”, in cui nella figura di
Black Mamba si può cogliere l’oscillazione pericolosa tra la “street fighter”
invincibile (anche per gli uomini) e vendicativa e la donna che trova nel
proprio senso materno l’energia per sfidare le leggi del corpo e della
medicina, opponendosi ad un mondo di inutili violenze per far trionfare la
vita. Forse proprio aldilà di quest’oscillazione, dell’adesione ai meccanismi
del riscatto o di una maggiore facilità di “adattamento” delle donne alla vita,
bisogna guardare per trovare il percorso giusto da imboccare. Scegliere il dispendio
dell’amore, interpretare, capire è l’unico modo per il femminismo di sottrarsi
alla cultura del mercato, di far sì che questa sia l’era della «libertà
femminile» e non l’era della presa delle donne nella rappresentanza, nel
mercato e nella biopolitica. |
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