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Zone temporaneamente sante - Stefano Perna

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Trasmissioni sante

Può capitare, in certi singolari casi, che una “zona santa” possa venire a tracciarsi non tanto come codificazione di un percorso individuale compiuto, quanto a partire da alcune situazioni - comuni, diffuse, diluite nel vissuto - attraversate da un senso di vicinanza o intimità particolarmente intense tra i due di una relazione.

 

A tali zone non sembra essere possibile accedere se non attraverso movimenti estatici, mediante improvvise e temporanee fuoriuscite dai tragitti di ciò che si è soliti chiamare simbolico, verso un “piano” della mente che si percepisce laddove si esaurisce un certo linguaggio ordinario.

E l’estatico, ciò che letteralmente sta fuori - e che della mente è il suo esterno - può scaturire, o meglio accadere, secondo una linea indicata da Elvio Fachinelli, anche in ciò che può apparire il più barricato degli interni.

 

Nei singolari casi cui si faceva riferimento è rinvenibile infatti una modalità dell’estatico che si attiva solo nella dualità, in quella fascia in cui l’uno non si accresce con un altro uno, ma si svuota nel loro divenire-due. Di quale modalità si tratta? In che cosa consiste questo movimento, cosa è messo in gioco, qual meccanismo viene a innescarsi?

Descrivendo quella particolare zona relazionale che viene a definirsi all’interno di un claustrum quasi annichilente, e che va sotto il nome di claustrofilia, Fachinelli, nel tentativo di esporne alcune logiche, va a richiamare un moto di fondo parallelo a quello dei fenomeni di “coincidenza mentale”.

E va a individuare, in determinate zone di quest’area di cui ci abbozza una geografia, il punto d’origine di "un’enorme varietà di piante telepatiche e psicocinetiche che invadono il nostro mondo”.

 

Si tratta di movimenti di “assorbimento” che possono variare notevolmente in intensità ma che, punto fondamentale, sono sempre tali da mantenere una differenza tra le due figure della relazione.

Sono punti di vicinanza intensissima, quasi stordente, ma che mai abbandonano l’ambito della distinzione, e che mai possono piombare nel campo della sovrapposizione. Caso in cui, avverte Fachinelli, quei fenomeni di coincidenza parrebbero scomparire, per lasciar posto a sintomatologie di tipo fusionale. Ciò che avviene in quell'area non ha a che fare con una perdita netta di confini, con una “confusione globale”, con un debordare segnato da aspetti di tipo proiettivo o introiettivo. Né tanto meno con qualcosa di riconducibile ad una incorporazione attiva.

Siamo piuttosto nell’ambito di un’attività e di una passività che si sovrappongono, un'attività in cui “l'afferrare l’altro sembra contemporaneamente essere afferrato”. Siamo nel luogo di una prestazione conoscitiva in apparenza superiore che si svolge “fuori della coscienza vigile, e spesso risulta del tutto estranea a essa”. Luogo che si situa in una specifica lunghezza d’onda, ma che niente ha a che vedere con una sintonia o un’empatia, come invece avvertiva Angela. Lei parlava piuttosto di una “trascrizione” che non si da se non come “una caduta”. 

A volte in questi luoghi appare il senso di una conoscenza “attraverso fluidi”, di “fili attaccati direttamente alla testa”. Una conoscenza che avviene saltando le parole, il cui tempo, che richiama quello dell’estasi, non è occupato da parole, o almeno non integralmente da esse. Non un fuori-linguaggio, quanto un varco che si apre nel suo mezzo. Saltando le parole. Uno stacco rispetto alla pellicola discorsiva che abita le nostre teste.

È forse in queste frazioni di vissuto, velocissime, sparse, e irrintracciabili se non a cose fatte, che si spalancano, fulminee e impermanenti, delle zone temporaneamente sante. 

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